Danni economici, ma soprattutto di reputazione. Sono questi i principali rischi della sicurezza digitale, spesso sottovalutati dalle aziende, così profondamente impegnate a sviluppare il proprio business senza studiare le dovute e corrette misure di sicurezza.

Con l’evolversi delle tecnologie, vista la pervasività di dispositivi connessi in rete, è chiaro che il fenomeno dei cyber risks diventi ancora più decisivo ed esplosivo, con ricadute pesantissime. Un qualunque furto di proprietà intellettuale o di una mole significativa di dati può determinare perdite economiche importanti, oltre che una spaccatura molto profonda con i propri clienti.

Rischi legati alla sicurezza amplificati con la crescita vertiginosa delle soluzioni Internet of Things, per il quale gli oggetti acquisiranno sempre più intelligenza e vedranno maggiori interazioni con gli “utenti umani”, con un fluire di dati sensibili costante e inarrestabile. Tutti i processi di trasformazione e “spostamento” dei dati sono andati incontro a una digitale dematerializzazione, con notevoli vantaggi per la competitività e la produttività, ma con la parimenti esigenza di una maggiore protezione.

Questa era di trasformazione digitale non impatta soltanto le industrie della “new economy”, ma più importante ha generato, sta generando e sempre più genererà impatti sui settori più tradizionali e maturi che sfrutteranno il digitale per rinnovare i propri modelli di business e i propri processi. Servono perciò delle nuove regole di sicurezza, abbinate a infrastrutture e reti sempre più robuste e sicure.

Il conto della criminalità informatica è stimato in 500 miliardi di dollari l’anno, secondo un recente report di Global Risk Report. Mentre restando nel nostro Paese, uno studio della Banca d’Italia ha rilevato come il 45,2% delle imprese hanno subito danni a causa di attacchi informatici.

Il riflesso di questi numeri è un forte aumento degli investimenti in materia di sicurezza informatica, appannaggio principalmente delle grandi aziende e un preoccupante ritardo delle piccole e medie imprese che però rappresentano oltre il 90% della nostra popolazione aziendale.

Come correre ai ripari?

Il primo passo è lavorare sulla consapevolezza dei rischi cyber, chiarendo e spiegando a dipendenti, collaboratori, consulenti e manager quali potrebbero essere le conseguenze di un attacco informatico, evidenziando perciò l’esigenza di riportare al centro dell’attenzione il tema della cybersecurity. L’azienda deve prevedere degli esperti di sicurezza nella propria struttura aziendale, che lavorino a stretto contatto con i dipartimenti tecnici interni o esterni, prevedendo simulazioni e monitoraggi periodici di indidenti informatici, testando l’adeguatezza e la prontezza delle risposte e delle procedure di reazione.

Le aziende che sapranno muoversi meglio sulla cybersecurity, saranno quelle che verranno premiate dagli utenti perché intese come “porti più sicuri” per custodire prodotti e servizi della propria vita digitale, che sempre più coinciderà per tutti noi con la vita reale.