L’intelligenza artificiale si sta diffondendo in ogni settore. Tra le industrie interessate spicca senza dubbio il mondo dell’advertising e del marketing in generale, alla ricerca di una spinta ottimizzazione e migliore personalizzazione di campagne pubblicitarie. 

Un tempo era la televisione. Oggi questo canale si è fortemente ridimensionato a fronte di campagne pubblicitarie in formato digitale e in salsa social.  Frutto della rivoluzione di Internet che ha visto la crescita dei colossi come Google e Facebook che ci donano costantemente spazi gratuiti dove pubblicare i nostri contenuti, mentre loro ci riempiono di pubblicità. Già perché il loro prodotto sono i dati che riescono a raccogliere dagli utenti ed è su questo nuovo mondo che si basa il presente e il futuro dell’advertising.

Le piattaforme che riescono a raccogliere in maniera intelligente l’enorme mole di dati prodotti dagli utenti sono in grado di sintetizzare informazioni sulla psicologia degli utenti stessi ottimizzando di conseguenza la scelta di quali pubblicità proporre. Abitudini di spesa, credo politico, soglia di attenzione di fronte a una pubblicità statica o video, desideri. Tutte informazioni attorno a cui il marketing deve operare. Informazioni lavorate grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale.

Non deve stupire che le prime aziende a investire molto su progetti orientati all’intelligenza artificiale sono proprio Google e Facebook che mirano a fornire offerte personalizzate e un format di comunicazione più curato. Una delle evoluzioni su cui sono maggiormente concentrate riguarda l’analisi semantica.  Proprio su quest’ultimo punto si sottolinea però un grande limite del settore e cioè la carenza di qualità di software capaci di portare risultati ragguardevoli. È necessario infatti investire in molti esperimenti e accettare il fallimento per permettere agli algoritmi di intelligenza artificiale di imparare dei propri errori e migliorarsi. Il problema è che fallimenti di questo tipo possono impattare negativamente sulla reputazione di questi grandi colossi rallentando così la messa in produzione delle soluzioni sviluppate. E se non sono i colossi a prendersi questo rischio, allora le innovazioni in questo settore passeranno inevitabilmente dalle aziende più piccole, almeno quelle che avranno più voglia di sperimentare con queste nuove tecnologie.

Opportunità dunque, ma anche il rischio concreto che simili algoritmi di intelligenza artificiale possono rappresentare un grosso rischio per la privacy degli utenti. Utenti che possono decidere di condividere sempre meno informazioni della propria vita privata, ovvero selezionando con cura informazioni personali e contenuti da esporre sulle piattaforme social. Si tratta soltanto, di fatto, di usare un po’ di … intelligenza nell’uso di simili piattaforme.