Abbiamo già trattato il tema blockchain affiancandolo a diversi settori, quale quello finanziario o quello legato alle assicurazioni, tentando di comprenderne benefici e vantaggi. Negli ultimi tempi si comincia sempre più a pensare ai delicati processi tecnologici che coinvolgono la nostra identità digitale.

L’evoluzione dirompente di Internet, e tutti i servizi e prodotti nati con esso, hanno reso sempre più forte il legame fra la nostra vita quotidiana e le operazioni che completiamo online fornendo i nostri dati personali.

Basta fermarsi un attimo e ragionare per comprendere questa fortissima interconnessione fra il Web e la nostra identità. Ogni social network a cui siamo iscritti possiede i nostri dati: nome, cognome, dove abitiamo, quale numero di telefono usiamo, e tante altre informazioni personali.

I nostri dati li hanno anche i servizi di consegna cibo a domicilio o i ristoranti dove prenotiamo via app. Ovviamente le banche quando decidiamo di gestire i nostri patrimoni online. I siti di informazione quando commentiamo news di politica o di calciomercato. Tool di grafica online. Di più. Moltissimi di questi servizi hanno anche accesso ai numeri della nostra carta di credito, o collegamenti con i vari sistemi di pagamento.

E prima che l’ansia ci assale, il motivo per cui decidiamo - ormai senza più farci troppe domande - di rilasciare sistematicamente tutte queste informazioni è legato a motivi pratici: ordiniamo cibo senza lasciare la nostra casa, o prenotiamo ristoranti in velocità senza le attese e interazioni di una “vecchia” chiamata telefonica, o evitiamo le lunghe file in banca o in posta o in qualunque altro ufficio. Troppo comodo, troppo veloce, per rinunciare a tutto ciò.

La conseguenza più plastica di questa evoluzione è che non usiamo più i documenti cartacei, né accediamo a questi servizi grazie al riconoscimento fisico della nostra persona. Ma facciamo tutto da un browser o da uno smartphone. Il problema di questa gestione è la sicurezza dei processi e della gestione dei nostri dati, oltre al fatto che spesso non ci preoccupiamo nemmeno di chi sono le società e le persone che memorizzeranno e tratteranno le nostre informazioni.

In parte, il GDPR pone l’accento della sicurezza e del giusto uso dei dati nei confronti dei fornitori. Ma molto può essere fatto lato utenti. Una sorta di nuovo approccio per garantire privacy, sicurezza e semplicità di gestione.

La blockchain viene in soccorso. Database distribuiti, algoritmi di certifica, crittografia. Nessuna centralizzazione dell’informazione, e regole precise di uso delle nostre informazioni per usare i nostri dati.

Un sistema di Blockchain Identity Management potrebbe semplificare la creazione, l’aggiornamento e l’uso delle nostre informazioni sui vari servizi e siti web. Aggiornare tale sistema eviterebbe così di dover aggiornare sistematicamente tutti i servizi a cui siamo registrati. Un aggiornamento si propagherebbe automaticamente.

Tanti gli esperimenti in corso, ma molto ancora su cui lavorare. Per esempio la scalabilità di una simile soluzione. Senza dimenticare le questioni di interoperabilità fra i vari sistemi. E per ultimo le annose differenze del contesto legislativo, in un mondo sì digitale-globale, ma ancora radicato sulle enormi differenze fra paese e paese.

Resta da capire le reazioni di chi su un modello di business basato sulla profilazione del dato personale ha costruito guadagni ingenti, e che verrebbe certamente minacciato da questa evoluzione.