Il turismo dei millennials, ma non solo

Dal Princeton Survey Research Associates study è emerso che nel 2017 il 58% dei Millennials avesse intenzione di partire per un viaggio in solitaria.

Tuttavia, a differenza di quanto si potrebbe pensare comunemente, non sono solo i giovani ad amare questa tipologia di turismo. Secondo il sito americano Traveler World, la maggior parte dei viaggiatori solitari ha più di 55 anni ed è una donna.

Le ragioni del fenomeno

Un viaggio in solitaria è l’ideale per scappare dalla quotidianità e riflettere sulla propria vita. A ciò si unisce la volontà di rivendicare la propria indipendenza.

Dunque, non stupiscono i risultati della Survey 2021 realizzata sul sito solotravelerworld.com. Le persone intervistate hanno rivelato di essere spinte verso questo tipo di turismo dal desiderio di autonomia e dalla volontà di non aspettare altri (77%) e dall’idea di voler fare quello che si vuole quando si vuole (70%).

I nomadi digitali: chi sono

Alla tendenza di fare viaggi in solitaria, si aggiunge un altro dato interessante. Negli ultimi anni, soprattutto in seguito alla pandemia da Covid-19, sempre più persone lavorano in smart working, come freelance o dipendenti di multinazionali.

La condizione dei cosiddetti “nomadi digitali” permette loro di viaggiare, anche per lunghi periodi, continuando a percepire il loro stipendio. Loro sono i solo travellers per eccellenza.

Le destinazioni più ambite

Avendo intuito questo trend, negli ultimi tempi i tour operator hanno iniziato a proporre dei viaggi pensati proprio per i solo traveller.

Le mete più ambite sono quelle meno battute, che per la loro natura solitaria incentivano ancora di più la riflessione, come i Paesi Scandinavi, l’Islanda, le Canarie e l’America Centrale.

Rimane ancora da capire se questa tendenza nel mondo dei viaggi sia destinata a scomparire o ad affermarsi ancora di più negli anni a venire.