Secondo il recentissimo rapporto IDC European Payment Predictions 2017, le istituzioni finanziarie europee spenderanno più di tre miliardi di dollari entro il 2019 per la trasformazione e l’evoluzione dei sistemi di pagamento. Investimenti dettati dalla notevole crescita dei dispositivi connessi alla rete e dal prossimo avvento dell’IoT. La maggior parte di questi dispositivi avrà infatti necessità di accedere alle reti di pagamento per ogni genere di servizio o prodotto il cliente desideri acquistare.

La disponibilità di servizi di pagamento digitali può rappresentare quindi un ulteriore volano di crescita e di sviluppo per un intero Paese, a patto che tale servizi sappiano proporsi come sicuri, facili da usare e soprattutto poco costosi. La disponibilità professata è diretta conseguenza della spinta forte che arriva principalmente dal cambiamento culturale dei consumatori.

 

Il cliente chiede di poter pagare allo stesso modo, in ogni momento e in ogni luogo, senza barriere. Desidera essere libero di visualizzare e prenotare un prodotto su app e acquistarlo in negozio, o di visualizzarlo in negozio, ricavare ulteriori informazioni tramite app, e acquistarlo pagando in app, saltando la fila in cassa o al ristorante, oppure ancora, di pagarlo su web e ritirarlo fisicamente nel punto vendita. In questo contesto tutti i player coinvolti nella filiera di pagamento, specialmente banche e retailer, stanno faticando a trovare le giuste sinergie per integrare app, web, casse e POS.

Nel settore del digital payment, il cliente torna al centro di tutto, prima ancora che le tecnologie e i vecchi processi bancari. E proprio il POS rischia di essere un elemento chiave di questa trasformazione, poiché sta evolvendosi sempre più in un punto di interazione capace di eseguire più operazioni e di offrire servizi a valore aggiunto. Oltre che strumento di mero incasso, il POS può risultare una risorsa importante per lo sviluppo del contatto e dell’interazione con il consumatore, prima che delle vendite.

Il confronto con i competitor si focalizzerà sempre più sulla capacità degli operatori di costruire nuovi modelli di engagement e di relazione con i clienti, con l’obiettivo di comprendere meglio i loro bisogni e indirizzarli verso una gamma di prodotti e servizi in linea con le loro esigenze. A questo punto, la palla passa a banche e operatori il cui successo dipenderà dall’impegno e dalle capacità di investire in nuove soluzioni tecnologiche di business. 

L’innovazione e la trasformazione digitale costituiscono il nucleo di una serie di nuove normative, come quella denominata open banking e il General Data Protection Regulation (GDPR) che costringono le istituzioni dei servizi finanziari a ripensare l’intero processo innovativo e a collaborare con nuovi attori sul mercato.

Questo vuol dire, fuori dall’ambito legislativo e normativo, riuscire a proferire uno sforzo concertato per rendere i sistemi dei pagamenti digitali più semplici per sviluppatori e consumatori, attraverso robuste API aperte e solidi SDK su cui sviluppare integrazioni e soluzioni. Il che porta a ragionare su standard condivisi tali da garantire una maggiore interoperabilità e concorrenza. Questa visione, abbracciata dai maggiori esperti di fintech, contribuirà all’abbattimento delle barriere esistenti, rafforzando la sicurezza del sistema globale e garantendo una maggiore trasparenza e più elevati livelli concorrenziali a tutto vantaggio dei consumatori.